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L’Attivita di Psicoterapeuta in Italia

Sono una psicoterapeuta ad orientamento psicoanalitico e mi sono da poco trasferita in Ticino. L’essermi cimentata con i vincoli Federali e Cantonali per ottenere l’autorizzazione al libero esercizio come psicoterapeuta (in una fase di transizione, ossia al momento dell’introduzione della Legge Federale sulle Professioni Psicologiche), mi ha messa nella condizione di interrogarmi sulla cornice legislativa e burocratica entro cui ho quasi dato per scontato, finora, che si collocasse l’attività psicoterapeutica.

Ho deciso di diventare psicoterapeuta mentre frequentavo il liceo, negli anni ‘90 e ho, di conseguenza, seguito l’unico iter formativo utile per raggiungere l’obiettivo in Italia: laurea quinquennale in Psicologia (avrei potuto scegliere in alternativa solo Medicina), tirocinio post lauream di un anno, Esame di Stato, iscrizione all’Albo degli Psicologi Scuola di Specializzazione e finalmente l’annotazione di psicoterapeuta all’interno dell’Albo.

La definizione così rigorosamente normata del percorso formativo, praticamente obbligato, mi ha dato una sensazione di sicurezza e stabilità rispetto ad una possibile e presunta «garanzia di qualità e di controllo» ma mi ha anche evitato di pormi una serie di domande sul significato e sulla valenza del percorso stesso, se non in funzione della finalità ultima da perseguire.

In questo senso, il confronto con una realtà così diversa, come si è rivelata essere quella ticinese, mi ha permesso di restituire dinamicità alla mia identità professionale problematizzandola non solo, come spesso mi capita di fare, nell’attività clinica e nell’incontro col paziente, ma anche in considerazione del contesto di riferimento (e del conseguente impatto culturale, sociale e politico che produce).

La psicoterapia, intesa inizialmente nell’accezione pressoché esclusiva di psicoanalisi ortodossa, compare in Italia nel primo ‘900 ma si deve attendere il periodo postbellico per assistere alla sua effettiva diffusione. Fin dagli esordi, attività clinica e formazione procedono in parallelo: compaiono i primi Istituti privati deputati alla formazione degli psicoanalisti e nel 1971 vengono istituiti i primi corsi di Laurea in Psicologia a Roma e Padova.

Con l’aumento dei neo-laureati psicologi, e con la diffusione dei nuovi modelli teorici alternativi alla psicoanalisi, si assiste ad una crescita esponenziale della richiesta di formazione, al punto che negli anni ’80 in Italia ci sono oltre un centinaio di Istituti che rilasciano attestati di formazione in psicoterapia.

Fino a questo punto, ci troviamo in una condizione di totale vuoto legislativo: gli attestati rilasciati dagli Istituti privati non hanno alcun valore legale così come, d’altra parte, non è richiesta, né tantomeno pretesa, nessuna formazione per l’esercizio della psicoterapia.

La necessità di normare l’attività di psicologi e psicoterapeuti, evidente ad alcuni fin dall’apertura dei primi corsi di Laurea, si scontra da subito con le resistenze tipiche di ogni processo di cambiamento: da una parte si strutturano le resistenze del mondo medico, che considera qualunque forma di «terapia» (e quindi anche la psicoterapia) a suo esclusivo appannaggio; dall’altra ci sono le resistenze di coloro che si occupano di psicologia e psicoterapia, che temono che la definizione di una «corporazione» possa limitare in qualche modo la loro libertà di pensiero e di azione (siamo nella fine degli anni ’70 e il clima politico risente fortemente di tendenze antiistituzionali).

Saranno necessari oltre 15 anni di lavoro e negoziazione per giungere alla definizione della Legge Ossicini (Legge 56/1989) che, approvata in Senato nel Febbraio 1989, ha istituito l’Albo degli Psicologi e dettato le norme per l’esercizio della Psicoterapia.

L’Articolo 1 definisce gli ambiti operativi dello psicologo e i vincoli formativi per ottenere il titolo:

«La professione di Psicologo … è riservata ai laureati in Psicologia i quali, dopo un tirocinio pratico, abbiano superato l’Esame di Stato e siano iscritti nell’albo professionale degli Psicologi» (Gazzetta Ufficiale, Serie Generale n. 46 del 24. 02. 1989)

Nell’Articolo 3 si definiscono le norme per l’esercizio dell’attività psicoterapeutica:

«L’esercizio dell’attività psicoterapeutica è subordinato ad una specifica formazione professionale, da acquisirsi, dopo il conseguimento della Laurea in Psicologia o in Medicina e Chirurgia, mediante Corsi di Specializzazione almeno quadriennali che prevedano adeguata formazione e addestramento in Psicoterapia, attivati ai sensi del Decreto del Presidente della Repubblica del 10 marzo 1982, n. 162, presso scuole di specializzazione universitarie o presso Istituti a tal fine riconosciuti con le procedure di cui all’articolo 3 del citato decreto del Presidente della Repubblica».

Nell’articolo 35 si specifica la sanatoria delle situazioni professionali già attive prima della definizione della Legge 56/89:

1. In deroga a quanto previsto dall'articolo 3, l'esercizio dell'attività psicoterapeutica è consentito a coloro i quali o iscritti all'ordine degli psicologi o medici iscritti all'ordine dei medici e degli odontoiatri, laureatisi entro l'ultima sessione di laurea, ordinaria o straordinaria, dell'anno accademico 1992-1993 dichiarino, sotto la propria responsabilità, di aver acquisita una specifica formazione professionale in psicoterapia, documentandone il curriculum formativo con l'indicazione delle sedi, dei tempi e della durata, nonché il curriculum scientifico e professionale, documentando la preminenza e la continuità dell'esercizio della professione psicoterapeutica


2. É compito degli ordini stabilire la validità di detta certificazione.

3. Le disposizioni di cui ai commi 1 e 2 sono applicabili fino al centottantesimo giorno successivo alla data di entrata in vigore della legge 14 gennaio 1999 n. 4.

 

In sintesi, essendo la Legge 56/89 ancora in vigore, in Italia l’attività psicoterapeutica è necessariamente ed esclusivamente vincolata alla professione di medico o di psicologo;

possono utilizzare il titolo di «Psicoterapeuti» solo quei medici/psicologi che, in possesso di Abilitazione all’esercizio della Professione e di iscrizione al proprio Albo Professionale, proseguono la loro formazione scegliendo tra:

  • una scuola universitaria di specializzazione (gli psicologi possono scegliere una specializzazione tra psicologia clinica, psicologia del ciclo di vita e psicologia della salute mentre i medici possono scegliere tra psichiatria, neuropsichiatria, neuropsichiatria infantile)
  • una scuola privata quadriennale di specializzazione in psicoterapia riconosciuta dal MIUR (Ministero Istruzione Università Ricerca).

Nonostante non sia dichiarato esplicitamente, «adeguata formazione e addestramento in Psicoterapia» implica per ogni percorso di specializzazione: un tirocinio pratico in strutture convenzionate, delle supervisioni e, spesso, un percorso di psicoterapia personale (solitamente affine all’orientamento della scuola). Il Decreto Ministeriale 509/98 sancisce in merito che il regolamento interno della scuola diventa parte integrante del rapporto che una scuola di psicoterapia stabilisce con i propri allievi.

A conclusione della prevista formazione, gli Psicologi possono chiedere di essere annotati come «psicoterapeuti» (ossia come abilitati all’esercizio della Psicoterapia) al proprio Albo professionale ma la professione rimane comunque quella di Psicologo. I medici/psicoterapeuti, non compaiono invece nell’Albo, in quanto non psicologi, e risulta piuttosto complicato ottenere informazioni su quanti siano effettivamente abilitati all’attività psicoterapeutica.

In base a quanto finora illustrato, risulterà evidente che la dicitura «Psicoterapeuta» in Italia raggruppa attualmente una serie di professionisti della salute che, considerando anche coloro che hanno usufruito della sanatoria (ART 35) e che sono tuttora operativi sia in ambito pubblico sia privato, hanno una formazione decisamente variegata ed eterogenea.

Le differenze, già di per sé significative, si amplificano ulteriormente se si considera la grande quantità di scuole di Specializzazione tra cui è possibile scegliere per ottenere il titolo di Psicoterapeuta (i cui maggiori fruitori restano comunque gli psicologi).

In base a quanto dichiarato dal Presidente del Consiglio Nazionale Giuseppe Palma, in Italia esistono soltanto 15 istituti di specializzazione pubblici per un totale di 100 posti all’anno e sono, invece, oltre 350 le scuole di Specializzazione private (solo in Lombardia se ne contano 56).

Questi numeri, rispondono certamente all’attuale bisogno di formazione: in Italia ci sono, infatti, 90.000 psicologi iscritti all’Ordine (In Lombardia 15.000) e, ogni anno, il numero dei laureati aumenta di 5000 a 6000 unità.

Riconoscendo il ruolo fondamentale svolto dalle Scuole private nella preparazione dei futuri psicoterapeuti, e per garantire la professionalità degli interventi, soprattutto a garanzia dei pazienti, l’Ordine degli Psicologi della Lombardia (anche il Veneto si è mostrato favorevole) ha istituito la «Carta Etica» che, pur non potendo intervenire sulla facoltà decisionale degli istituti formativi Privati (che, in quanto tali, hanno diritto ad una propria autonomia culturale ed etica, appunto) ha la funzione di orientare gli studenti ad una scelta più consapevole.

E’ evidente che l’argomento in sé è molto arduo e che richiederebbe approfondimenti.

La conclusione a cui però, fin da ora, mi sento di arrivare, è che la percezione statica dell’attività psicoterapeutica, su cui evidentemente mi sono difensivamente adagiata richiede una profonda rettifica soggettiva.

D’altra parte, come potrebbe la psicoterapia essere un’entità monolitica quando, per sua natura, sia a livello clinico che burocratico riflette il tempo e lo spazio in cui si afferma, allo stesso tempo determinandoli?

Letteratura

Borsci Genoveffa, «La regolamentazione della psicoterapia in Italia: storia della legge 56/1989 e stato attuale delle scuole riconosciute», Franco Angeli - www.altrapsicologia.com

Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi
www.psy.it

Ordine degli Psicologi della Lombardia www.opl.it

Per contatti

Tel. 0039 339 441 65 95 (Varese e Milano)

Tel. 0041 76 331 144 3 (Lugano)

Mail: paolaguarneri@libero.it 

Paola Guarneri

Psicoterapeuta ASP; iscritta all'Ordine degli Psicologi della Lombardia e specializzata presso la Scuola di Psicoterapia Psicoanalitica per Adulti (SPP) di Milano. 

Svolgo l’attività di psicoterapeuta presso L'IRG di Lugano, a Varese e Milano. 

Sono inoltre la referente regionale del supporto e della formazione in ambito psicologico per ANPAS LOMBARDIA (Associazione Nazionale Pubbliche Assistenze - Comitato Regionale Lombardia).

 

 

L’activité de Psychothérapeute en Italie

Je suis psychothérapeute d’orientation psychanalytique et je me suis installée il y a peu au Tessin. Le fait de m’être confrontée aux obligations fédérales et cantonales pour obtenir l’autorisation d’exercer librement en tant que psychothérapeute (dans une période de transition, à savoir au moment de l’introduction de la loi fédérale sur les professions de la psychologie) m’a amenée à m’interroger sur le cadre législatif et bureaucratique au sein duquel, jusqu’ici, je considérais qu’il allait de soi que l’activité psychothérapeutique s’inscrive.

J’ai décidé de devenir psychothérapeute alors que j’étais au lycée, dans les années 90, et j’ai donc suivi le seul parcours de formation indiqué pour atteindre cet objectif en Italie: diplôme universitaire en cinq ans en psychologie (la seule autre voie que j’aurais pu choisir étant médecine), stage pratique post-diplôme pendant un an, examen d’Etat, inscription au registre des psychologues, école de spécialisation et, pour finir, annotation au registre du titre de psychothérapeute.

La standardisation rigoureuse du parcours de formation, pratiquement obligatoire, m’a apporté une sensation de sécurité et de stabilité par rapport à une «garantie de qualité et de contrôle» possible et présumée; mais cela a également évité que je ne me pose une série de questions sur le sens et la valeur du parcours en soi, si ce n’est en fonction du but ultime à rechercher.

Ainsi, la confrontation avec une réalité tellement différente, tel que s’est révélé le contexte tessinois, m’a permis de redynamiser mon identité professionnelle en la problématisant non seulement comme cela m’arrive souvent, par rapport à l’activité clinique et la rencontre avec le patient, mais aussi eu égard au contexte de référence (et à l’impact culturel, social et politique en résultant).

La psychothérapie, comprise au départ dans l’acception quasi exclusive de psychanalyse orthodoxe, apparait en Italie au début du XXe siècle, mais il faut attendre l’après-guerre pour assister à sa véritable diffusion. Dès le commencement, l’activité clinique et la formation progressent en parallèle: les premiers centres privés destinés à la formation des psychanalystes apparaissent, et en 1971 sont créés les premiers diplômes universitaires de psychologie à Rome et à Padoue.

Avec l’augmentation du nombre de psychologues nouvellement diplômés et la diffusion de nouveaux modèles théoriques en alternative à la psychanalyse, on assiste à une croissance exponentielle de la demande de formation, si bien que dans les années 80, il existe en Italie plus de cent instituts qui délivrent des certificats de formation en psychothérapie.

Jusque-là, nous nous trouvons dans une situation de vide juridique total: les certificats délivrés par les instituts privés n’ont aucune valeur légale, d’autre part, aucune formation n’est demandée ou encore moins exigée pour l’exercice de la psychothérapie.

La nécessité de réglementer l’activité des psychologues et des psychothérapeutes, qui pour certains était flagrante dès l’ouverture des premiers cours diplômants, butte soudainement contre les résistances typiques à tout processus de changement: d’une part, se forment les résistances du monde médical qui considère toute forme de «thérapie» (donc également la psychothérapie) comme son apanage exclusif; de l’autre, les résistances des praticiens de psychologie et de psychothérapie, craignant que la définition d’une «corporation» puisse d’une certaine manière limiter leur liberté de pensée et d’action (nous sommes à la fin des années 70 et le climat politique est fortement marqué par les tendances anti-institutionnelles).

Plus de 15 ans d’efforts et de négociation seront nécessaires pour arriver à l’établissement de la loi Ossicini (loi 56/1989), approuvée par le Sénat en février 1989, qui instaure l’Ordre des psychologues et dicte les normes pour l’exercice de la psychothérapie.

L’article premier définit les champs d’activité du psychologue et les obligations de formation pour obtenir ce titre:

«La profession de psychologue… est réservée aux titulaires d’un diplôme en psychologie qui, après un stage pratique, ont passé avec succès l’examen d’Etat et se sont inscrits à l’Ordre professionnel des psychologues» (Journal officiel, série générale n° 46 du 24.02.1989)

À l’article 3 sont définies les règles de l’exercice de l’activité de psychothérapeute:

«L’exercice de l’activité de psychothérapeute est subordonné à l’acquisition d’une formation professionnelle spécifique, après obtention d’un diplôme universitaire en psychologie ou en médecine et chirurgie, à travers un cursus de spécialisation de quatre ans minimum, incluant une formation adéquate théorique et pratique en psychothérapie. Ces cursus sont mis en place en vertu du décret du Président de la République n° 162 du 10 mars 1982 dans des écoles universitaires de spécialisation ou auprès d’instituts reconnus par les procédures visées à l’article 3 du décret du Président de la République précité».

À l’article 35 est spécifiée la régularisation des situations de professionnels déjà actifs avant l’entrée en vigueur de la loi 56/89:

1. En dérogation aux dispositions de l’article 3, l’exercice de l’activité de psychothérapeute est ouvert aux personnes, soit inscrites à l’ordre des psychologues, soit médecins inscrits à l’ordre des médecins et des dentistes, diplômées au plus tard lors de la dernière session, ordinaire ou extraordinaire, de l’année universitaire 1992-1993 et déclarant sur l’honneur avoir acquis une formation professionnelle spécifique en psychothérapie. Il leur sera nécessaire de présenter le cursus de formation, avec indication des lieux, dates et durée, ainsi que leur parcours scientifique et professionnel en attestant de la prééminence et de la continuité de l’exercice de la profession de psychothérapeute.


2. Il appartient aux ordres d’établir la validité de cette certification.

3. Les dispositions des alinéas 1 et 2 s’appliquent jusqu’au cent-quatre-vingtième jour après la date d’entrée en vigueur de la loi n° 4 du 14 janvier 1999.

 

En résumé, sachant que la loi 56/89 est encore en vigueur, l’activité de psychothérapeute en Italie est nécessairement et exclusivement liée à la profession de médecin ou de psychologue; seuls peuvent utiliser le titre de «psychothérapeutes» les médecins/psychologues, habilités à l’exercice de la profession et inscrits à l’ordre professionnel correspondant, qui poursuivent leur formation en choisissant entre:

  • une école universitaire de spécialisation (les psychologues peuvent choisir une spécialité entre psychologie clinique, psychologie du développement et psychologie de la santé, tandis que les médecins choisiront entre psychiatrie, neuropsychiatrie, neuropsychiatrie infantile)
  • une école privée de spécialisation en psychothérapie en quatre ans reconnue par le MIUR (ministère de l’instruction universitaire et de la recherche).

Bien que cela ne soit pas explicitement stipulé, «une formation adéquate théorique et pratique en psychothérapie» implique pour tout parcours de spécialisation: un stage pratique dans des structures conventionnées, des supervisions et, souvent, un parcours de psychothérapie personnelle (en général, apparenté à l’orientation de l’école). Le décret ministériel 509/98 stipule en la matière que le règlement intérieur de l’école fait partie intégrante du rapport qu’une école de psychothérapie établit avec ses élèves.

Au terme de la formation prévue, les psychologues peuvent demander à être inscrits avec la mention de «psychothérapeutes» (c’est-à-dire, habilités à la pratique de la psychothérapie) dans leur registre professionnel, mais leur profession reste celle de psychologue. En revanche, les médecins/psychothérapeutes n’étant pas psychologues, ils n’apparaissent pas dans le registre et il est assez difficile d’obtenir des informations sur le nombre réel de médecins habilités à l’activité psychothérapeutique.

Il ressort des explications précédentes que le titre de «psychothérapeute» recouvre actuellement en Italie un éventail de professionnels de la santé avec des formations indubitablement multiples et hétérogènes si on considère également ceux qui ont profité de la régularisation (article 35) et qui sont encore en exercice dans le secteur public comme dans le privé.

Les différences, déjà significatives en soi, s’amplifient encore si l’on considère la quantité considérable d’écoles de spécialisation parmi lesquelles il est possible de choisir pour obtenir le titre de psychothérapeute (dont les principaux élèves restent néanmoins les psychologues).

Selon les déclarations de Giuseppe Palma, président du Conseil national de l’Ordre des psychologues, il existe seulement 15 établissements publics de spécialisation en Italie pour un total de 100 postes par an contre plus de 350 écoles de spécialisation privées (on en compte 56, rien qu’en Lombardie).

Ces chiffres répondent certainement au besoin actuel de formation: il y a en effet 90 000 psychologues inscrits à l’Ordre en Italie (15 000 en Lombardie) et le nombre de diplômés augmente chaque année de 5000 à 6000 personnes.

Reconnaissant le rôle fondamental que jouent les écoles privées dans la préparation des futurs psychothérapeutes, et afin de garantir le professionnalisme des interventions, surtout pour protéger les patients, l’Ordre des psychologues de Lombardie (celui de Vénétie s’étant également prononcé en faveur de cette initiative) a institué la «Charte éthique» qui, bien qu’elle ne puisse pas agir sur le pouvoir de décision des instituts de formation privés (qui, en tant que tels, ont une autonomie culturelle et éthique) vise à orienter les étudiants pour un choix plus éclairé.

Il est clair que le sujet en soi est très complexe et mériterait d’être approfondi.

Cependant, la conclusion à laquelle je peux d’ores et déjà arriver est que la perception statique de l’activité de psychothérapeute dans laquelle je m’étais installée défensivement nécessite d’être rectifiée en profondeur et de manière subjective.

Par ailleurs, comment la psychothérapie pourrait-elle être une entité monolithique lorsque, par nature, tant au niveau clinique qu’administratif, elle reflète le temps et l’espace dans lesquels elle s’affirme en contribuant en même temps à les déterminer?

Bibliographie

Borsci Genoveffa, «La regolamentazione della psicoterapia in Italia: storia della legge 56/1989 e stato attuale delle scuole riconosciute», Franco Angeli - www.altrapsicologia.com

Conseil national de l’Ordre des psychologues

www.psy.it

Ordre des psychologues de Lombardie www.opl.it

Contact

Tél. 0039 339 441 65 95 (Varese et Milan)

Tél. 0041 76 331 144 3 (Lugano)

Courriel: paolaguarneri@libero.it 

Paola Guarneri

Psychothérapeute ASP; inscrite à l’Ordre des psychologues de Lombardie et titulaire d’une spécialisation de l’école de psychothérapie psychanalytique pour adultes (Scuola di Psicoterapia Psicoanalitica per Adulti) de Milan.

J’exerce l’activité de psychothérapeute auprès de l'IRG de Lugano, à Varese et à Milan.

Je suis aussi référente régionale du soutien et de la formation dans le domaine psychologique pour ANPAS LOMBARDIA (Association nationale d’assistance publique – Comité régional de Lombardie).

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